La ministra per le
riforme costituzionali e i rapporti con il parlamento Maria Elena Boschi alla
camera, il 25 febbraio 2014. (Giampiero Sposito, Reuters/Contrasto)
L’8 agosto il senato
ha approvato in prima lettura la riforma costituzionale che supera il
bicameralismo paritario, introduce il senato non elettivo e riforma il titolo V
della costituzione. I voti a favore sono stati 183, con quattro astenuti.
L’opposizione, cioè Sel, la Lega Nord, Il Movimento 5 stelle e Gal, non ha
partecipato al voto.
Ora il disegno di
legge, firmato dalla ministra Maria Elena Boschi, per diventare legge dovrà
prima passare alla camera per altre tre letture (quattro in tutto) e poi di
nuovo al senato. Esiste anche la possibilità che sia sottoposto a un referendum
popolare confermativo.
Il premier Matteo
Renzi su Twitter ha commentato così l’approvazione della riforma.
"Ci vorrà tempo, sarà difficile, ci saranno intoppi. Ma nessuno potrà più
fermare il cambiamento iniziato oggi."
Il senato inoltre
non sarà più un organo legislativo con pieni poteri: potrà votare solo per
riforme costituzionali, leggi costituzionali, leggi elettorali degli enti
locali e ratifiche dei trattati internazionali, leggi sui referendum popolari e
il diritto di famiglia, il matrimonio e il diritto alla salute, come scrive Il Post. La camera quindi potrà
approvare delle leggi senza che siano approvate anche dal senato. E sarà
l’unica assemblea legislativa a votare la fiducia al governo.
Come cambia il
titolo V. Il ddl Boschi cambia anche
in parte il titolo V, quella parte della costituzione che regola le attività di
comuni, province e regioni. La riforma in questo caso aumenta le competenze
dello stato su alcune materie come l’istruzione, la tutela dell’ambiente e dei
beni culturali, l’organizzazione dei servizi sanitari, la mobilità e le
infrastrutture. Sarà permesso anche il commissariamento di regioni ed enti
locali in caso di dissesto finanziario.
I referendum. Cambiano le regole sui referendum abrogativi,
attraverso la modifica dell’articolo 75 della costituzione. La riforma
introduce un doppio quorum: per essere valida, la consultazione avrà bisogno di
500mila firme e della partecipazione della maggioranza degli aventi diritto,
oppure di 800mila firme con la partecipazione della maggioranza dei votanti
alle ultime elezioni della camera.
Verrà inoltre
introdotto il giudizio preventivo della corte costituzionale sulle leggi
elettorali, con ricorso motivato di un terzo dei componenti della camera. La
corte si dovrà pronunciare entro un mese.
L’elezione del
presidente della repubblica.
La riforma modifica anche i quorum per l’elezione del capo dello stato, che
sarà votato dai deputati della camera e dai 100 senatori. Dopo il quarto
scrutinio sarà sufficiente la maggioranza dei tre quinti dell’assemblea. Dopo
l’ottavo scrutinio basterà la maggioranza assoluta.
Subito dopo l’approvazione
del ddl saranno applicate altre norme. Tra queste l’abolizione del Cnel, il
Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro, e il tetto agli stipendi di
presidenti e consiglieri regionali, che non potranno essere superiori a quelli
dei sindaci del comune capoluogo.
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